Ci sono novità sulla questione della cittadinanza italiana per gli stranieri. Come avrete capito, è argomento che ci interessa non poco: non tanto per l’argomento in sé, quanto più per il rosario di stronzate che viene sgranato ogni volta che questo capitolo viene aperto su giornali e tv. A nostro modestissimo parere, un approccio del tutto sbagliato. Ma andiamo con ordine.
L’ultimo update sul tema è che in consiglio provinciale è passata una mozione che permetterà di acquisire una cittadinanza onoraria ai bimbi di coppie di origine non italiana. Un gesto più che altro simbolico, in attesa di una più precisa ed attenta legge a livello nazionale che regolamenti il tutto.
Bene. FanoTV è andata a chiedere ai fanesi quale fosse il loro pensiero sul tema (qui il video). Onestamente: credevamo peggio; ci immaginavamo sproloqui xenofobi della peggior specie che invece, fortunatamente, non ci sono stati. Tuttavia, se ne son sentite comunque di tutti i colori.
Il mood complessivo è quello di una tolleranza pelosa, del tipo “eh vabbè, ci sei, toccherà accettarti”. Confondendo la questione (che è puramente tecnica, propria dell’architettura del concetto di cittadinanza) con un bonario “volemose bbene”. Anche chi è a favore, quindi, non sembra averci capito troppo.
Chi non è d’accordo, invece, un po’ alla carlona, butta nel calderone il fatto che anche per “noi italiani” mancano “diritti” ed “agevolazioni”. E quindi non capiscono perché mai dovrebbero averne gli stranieri (sic). C’è poi chi proprio non ha capito un cazzo e collega la questione alla chiusura delle frontiere (del tipo: ‘sti stracumunitari en troppi).
Ma dopo il parere della gente comune, arriva lui: l’esperto, l’intenditore. La parola passa al nostro Zaffo. Chiedergli “che ne pensa degli stranieri e della cittadinanza?” è come andare da un vampiro e chiedere “senta, che ne pensa dell’aglio e dell’alba?”. Uguale. E dunque eccolo lì, a disquisire di popoli, nazioni, cittadinanze che si ottengono dopo un tot di tempo, un tanto al kilo, grazie a non si sa quali meriti. Mah. E poi, un interrogativo decisivo (3:51), segnatevelo: “come si può dare a un neonato un merito di cui non ha?”. Sì. Vabbè. Ciao.










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